Manlio Lilli

Sarei voluto partire, ma non l’ho fatto mai. Così vivo a Roma, dove però a “vedere gente” preferisco “fare cose”. Leggere (e rileggere, Calvino), scrivere e giocare a calcetto. Con gli amici di una vita.

Avevo deciso di fare l’archeologo. Anzi di insegnare Topografia dell’italia antica all’Università. Per questo mi sono laureato a Roma e poi ho fatto dottorato e post-dottorato a Bologna. Per questo ho partecipato e condotto diversi scavi a Roma, Pesaro, Grumentum e Lucera e campagne di ricognizione, tra cui quelle nei territori della Valle del Salto, in Abruzzo, e di Lanuvio, Ariccia e Velletri nel Lazio. Per questo ho prodotto, oltre a non poche voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia, a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti, editi in collane e riviste prestigiose. Per questo ho prodotto tre monografie. Tanti sforzi per nulla. Niente Università.

Così da alcuni anni insegno Italiano alla Scuola media. Lo faccio con impegno. Tra una lezione e l’altra scrivo. Di paesaggio. Di piccoli e grandi scempi, non solo italiani. Scrivo per far conoscere storie al contrario. Che alla tv non interessano. Per questo ho smesso di proporle.

Il mio romanzo è pressocchè terminato. Non manca che un editore.